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[T.S. Eliot]

 

Gerontion
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Gerontion]
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Gerontion]
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Geronion]

[Geronion]

The old Gumbie Cat
Gus: The Theatre Cat

 

 

 
 

Gerontion

 

Thou hast nor youth nor age

But as it were an after dinner sleep

Dreaming of both

 

W. Shakespeare, Measure for measure, III, 1, 32-34


Here I am, an old man in a dry month,
Being read to by a boy, waiting for rain.
y was neither at the hot gates
Nor fought in the warm rain
Nor knee deep in the salt marsch, heaving a cutlass,
Bitten by flies, fougth.
My house is a decayed house,
And the Jew squats on the window-sill, the owner,
Spawned in some estaminet of Antwerp,
Blistered in Brussels, patched and peeled in London.
The goat coughs at night in the field overhead;
Rocks, moss, stonecrop, iron, merds.
The woman keeps the kitchen, makes tea,
Sneezes at evening, poking the peevish gutter. In an old man,
A dull head among windy spaces.


Signs are taken for wonders. 'We wouldsee a sign!
The word within a word, unable to speak a word,
Swaddled with darkness. In the juvescence of the year
Came Christ the tiger


In depraved May, dogwood and chestnut, flowering judas,
To be eaten, to be divided, to be drunk
Among whispers; by Mr. Silveo
With caressing hands, at Limoges
Who walked all night in the next room;
By Hakagawa, bowing among the Titians;
By Madame de Tornquist, in the dark room
Shifting the candles; Fräulein von Kulp
Who turned in the hall, one hand on the door. Vacant shuttles
Weave the ind. I have no ghosts,
An old man in a draugthy house
Under a windy knoob.


After such knowledge, what forgiveness? Think now
History has many cunning passages, contrived corridors
And issues, deceives with whispering ambitions,
Guides us by vanities. Think now
She gives whn our attention is distracted
And what she gives, gives with such supple confussions
That the giving famisches the craving. Gives too late
Whats's not believed in, or if still believed,
In memory only, reconsidered passion. Gives too soon
Into weak hands, what's thoght can be dispensed with
Till the refusal propagates a fear. Think
Neither fear nor courage save us. Unnatural vices
Are fathered by our heroism. Virtues
Are forced upon us by our impudent crimes.
These tears are shaken from the wrath-bearing tree.

The tyger springs in the new year. Us he devours. Think at last
We have not reached conclusion, when I
Stiffen in a rented house. Think at last
I have not made this show purposelessly
And it is not by any concitation
Of the backward devils.
I would meet you upon this hnestly.
I that was near your heart was removed therefrom
To lose beauty in terror, terror in inquisition.
I have lost my passion: why should I need to keep it
Since what is kept must be adulterated?
I have lost my sight, smell, hearing, taste and touch:
How should I use them for your closer contact?

These with a thousand small deliberations
Protract the profit of their chilled delirium,
Excite the membrane, when the sense has cooled,
With pungent sauces, multiply variety
In a wilderness of mirrors. What will the spider do,

Suspend its operations, will the weevil

Delay? De Bailhache, Fresca, Mrs. Cammel, whirled

Beyond the circuit of the shuddering Bear

In fractured atoms. Gull against the wind, in the windy straits

Of Belle Isle, or running on the Horn,

White feathers in the snow, the Gulf claims

And an old man driven by the Trades
To sleepy corner.

            
                                  Tenants of the house,
Thoughts of a dry brain in a dray season.


 

Δ

 

 

Gerontion

 

Non sei né giovane né vecchio

Ma è come se dormissi dopo pranzo

Sognando di entrambe queste età.

 

W. Shakespeare, Misura per misura, III, 1, 32-34

 

Eccomi qui, vecchio in un mese arido,

Mentre un ragazzo mi legge, aspettando la pioggia.

Non fui alle gole infuocate

Né combattei nella calda pioggia

Né col ginocchio affondato dentro paludi salmastre

Combattei. agitando una daga, e morso dalle mosche.

La mia casa è una casa in rovina,

E l'ebreo si rannichia al davanzale, il padrone,

Generato in qualche taverna d?Anversa,

A Bruxelles pieno di vesciche, a Londra cencioso e spiantato.

La capra a notte tossice nel campo che sta dietro;

Rocce, muschio, gramigna, ferrivecchi, merde.

La donna tiene la cucina, fa il tè.

Di sera sternuta, rovistando nello scolo che sgocciola. Io un vecchio,

Una testa intronata fra spazi ventosi.

 

I segni sono presi per miracoli. "Vogliamo vedere un segno!"

La parola in una parola, incapace de dire una parola,

Fasciata di tenebra. Nell'adolescenza dell'anno

Venne Cristo la tigre

 

Nel maggio depravato, corniolo e castagno, albero di Giuda

in fiore, per essere mangiato, per essere spartito, per essere bevuto

Fra i bisbigli; da Mr. Silvero

Con mani carezzevoli, che a Limoges

Camminò tutta la notte nella stanza accanto;

Da Hakagawa, che si inchinava fra i Tiziano;

da Madame de Tornquist, che nella stanza buia

Spostava le candele; da Fräulein von Kulp

Che nel salone si volse, una mano alla porta. Spole vuote

Tessono il vento. Io no ho spettri,

Un vecchio in una casa con correnti d'aria

Sotto un gomitolo di vento.

 

Dopo una tale conoscenza, cos'è mai il perdono? Ora penso

Che la storia abbia molti passagi nascosti, e corridoi tortuosi

E varchi, e che ci inganni con bisbiglianti ambizioni,

E che ci guidi con le vanità. Ora penso che dia

Quando la nostra attenzione è distratta,

E che quanto ci dà lo dia con turbamenti

Cosí lusinghieri che il dato affama ciò che si desidera. E ci dà

Troppo tardi ciò in cui piú non si crede, o se ancora

Ci crediamo, soltanto nel ricordo, come passioni riconsiderate.

E troppo presto dà in deboli mani, ciò che è pensato può essere

Dispensato, finché il rifiuto propaga la paura. Penso

Che né paura né coraggio ci salvino. I vizi innaturali

Hanno per padre il nostro eroismo. Le virtú

Ci sono imposte dai nostri impudenti deliti.

Queste lacrime sono scosse dall'albero che arreca la collera.

 

La tigre balza nell'anno nuovo. Ci devora. Infine,

Penso che non giungemmo a concluisione, quando m'irrigidii

In una casa d'affitto. Infine,

Penso d'averlo detto per un preciso scopo, e non perché costretto

Dalle blandizie dei demoni che guardano al passato.

Su questo, onestamente ti vorrei rispondere.

Io che ero presso al tuo cuore ne fui scacciato

Perdendo la bellezza nel terrore, il terrore nella ricerca.

Ho perduto la mia passione: perché dovrei conservarla

Se ciò che si conserva si contamina?

Ho perduto la vista e l'odorato, l'udito, il gusto e il tatto:

Como li potrò usare per esserti piú accanto?

 

Questi, con mille futili decisioni

Prolungano il profitto del loro gelido delirio,

Eccitano la membrana, quando il senso si è raffreddato,

Con salse pungenti, moltiplicano la varietà

In una desolazione di specchi. Cosa farà il ragno,

Sospenderà le sue operazioni, e la calandra

Indugerà? De Bailhache, Fresca, Mrs. Cammel, roteavano

Oltre l'orbita dell'Orsa tremolante

In atomi infranti. Gabbiano controvento, negli stretti ventosi

Di Belle sle, o rapido sull'Horn,

Piume bianche nella neve, i richiami del Golfo,

E un vecchio sospinto dagli Alisei

In un angolo di sonno.

 

                                    Padroni della casa,

I pensieri di un arido cervello in un'arida stagione.]

 

 

Traduzione de Roberto Sanesi

 

 

Δ

 

 

Gerontion

 

no tienes ni juventud ni vejez

Sino como si fuera una siesta después de comer

Soñando con ambas cosas.

 

Shakespeare, Medida por medida, III, 1, 32-34

 

Aquí estoy yo, un viejo en un mes seco,

con un niño que me lea, esperando la lluvia.

Ni estuve en las Puertas Calientes

ni combatí en la cálida lluvia

ni me metí hasta la rodilla en el pantano salobre, blandiendo un machete,

picado de moscas, combatido.

Mi casa es una casa echada a perder,

y el judío de encuclilla en el alféizar de la ventana, el propietario,

engendrado en algún cafetucho de Amberes,

lleno de ampollas en Bruselas, remedado y pelado en Londres.

El macho cabrío tose por la noche en el campo de arriba:

piedras, musgo, pan-de-cuco, hierro, mierdas.

La mujer guarda la cocina, hace té,

estornuda al anochecer, hurgando en el reclutante sumidero. Yo soy un viejo,

una cabeza opaca entre espacios con viento.

 

Los signos se toman por prodigios: "¡Queremos ver un signo!"

La palabra dentro de una palabra, incapaz de decir una palabra,

envuelta en pañales de tiniebla. En la adolescencia del año

llegó Cristo el tigre

 

en el depravado mayo, cornejo y castaño, floreciente árbol de judas,

para ser comido, para ser dividido, para ser bebido

entre cuchicheos; por Mr. Silvero

el de manos acariciadoras, en Limoges,

que dio vueltas toda la noche en el cuarto de al lado;

por Hakagawa, haciendo reverencias entre los Tizianos;

por Madame de Tornquist, en el cuarto oscuro

desplazando las velas; Fräulein von Kulp,

que se volvió en el vestíbulo, una mano en la puerta. Vacías lanzaderas

tejen el viento. No tengo fantasmas,

un viejo en una casa llena de corrientes

al pie de una loma con mucho viento.

 

Tras de tal conocimiento, ¿qué perdón? Piensa ahora,

la historia tiene muchos pasadizos astutos, pasillos arreglados,

y salidas; engaña con ambiciones susurrantes,

nos guía por vanidades. Piensa ahora,

ella da cuando nuestra atención está distraída

y lo que da, lo da con tan sutiles confusiones

que la que da hace pasar hambre al que suplica. Da demasiado pronto

en manos débiles, lo que es pensado, se puede prescindir de ello

hasta que el rechazo propaga un miedo. Piensa:

ni miedo ni valentía nos salvan. Vicios antinaturales

son engendrados por nuestro heroísmo. Virtudes

se nos imponen a la fuerza por nuestros vicios desvergonzados.

Esas lágrimas son sacudidas del árbol cargado de ira.

 

El tigre salta al nuevo año. A nosotros nos devora. Piensa al fin,

no hemos alcanzado una conclusión cuando yo

me quedo rígido en una casa alquilada. Piensa al fin,

no he hecho este espectáculo sin un propósito

y no es por ninguna concitación

de los demonios que tiran hacia atrás.

Llegaría a coincidir contigo sobre esto honradamente.

Yo que estaba cerca de tu corazón fui apartado de él

para perder belleza en terror, terror en averiguación

He perdido mi pasión: ¿por qué necesitaría conservarla

puesto que lo que se conserva debe ser adulterado?

He perdido mi vista, olfato, oído, gusto y tacto:

¿cómo habría de usarlos para tu contacto más cercano?

 

Estos, con mil pequeñas deliberaciones 

prolongan el beneficio de su congelado delirio,

excitan la membrana, cuando el sentido se ha enfriado,

con salsas picantes, multiplican variedad

en una selva de espejos. ¿Qué hará la araña,

suspender sus operaciones; se retrasará

el gorgojo? De Bailhache, Fresca, Mrs. Cammel, giraban

más allá del circuito de la Osa estremecida

en átomos fracturados. Gaviota contra el viento, en los ventosos estrechos

de Belle Isle, o corriendo al Cabo de Hornos,

Plumas blancas en la nieve, se las lleva el Golfo,

y un viejo empujado por los Alisios

a un rincón soñoliento.

 

                                     Inquilinos de la casa.

Pensamientos de un cerebro seco en una estación seca.]

 

 

Traducción de José María Valverde

 

 

Δ

 

 

Gerontion.

 

Thou hast nor youth nor age,

But, as it were, an after dinner's sleep,

Dreaming on both.


William Shakespeare, Measure for Measure


(Não és jovem nem velho,

mas como, se após o jantar adormecesses,

 Sonhando que ambos fosses.)


Eis-me aqui, um velho em tempo de seca,
Um jovem lê para mim, enquanto espero a chuva.
Jamais estive entre as ígneas colunas
Nem combati sob as centelhas de chuva
Nem de cutelo em punho, no salgado imerso até os joelhos,
Ferroado de moscardos, combati.
Minha casa é uma casa derruída,
E no peitoril da janela acocora-se o judeu, o dono,
Desovado em algum barzinho de Antuérpia, coberto
De pústulas em Bruxelas, remendado e descascado em Londres.
O bode tosse à noite nas altas pradarias;
Rochas, líquen, pão-dos-pássaros, ferro, bosta.
A mulher cuida da cozinha, faz chá,
Espirra ao cair da noite, cutucando as calhas rabugentas. E eu, um velho,
Uma cabeça oca entre os vazios do espaço.

 

Tomaram-se os signos por prodígios: "Queremos um signo!"
A Palavra dentro da palavra, incapaz de dizer uma palavra,
Envolta nas gazes da escuridão. Na adolescência do ano
Veio Cristo, o tigre.


Em maio cqrrupto, cornisolo e castanha, noz das faias-da-judéia,
A serem comidas, bebidas, partilhadas
Entre sussurros; pelo Senhor Silvero
Com suas mãos obsequiosas e que, em Limoges,
No quarto ao lado caminhou a noite inteira;
Por Hakagawa, a vergar-se reverente entre os Ticianos;
Por Madame de Tornquist, a remover os castiçais
No quarto escuro, por Fraülein von Kulp,
A mão sobre a porta, que no vestíbulo se voltou. Navetas ociosas
Tecem o vento. Não tenho fantasmas,
Um velho numa casa onde sibila a ventania
Ao pé desse cômoro esculpido pelas brisas.

 

Após tanto saber, que perdão? Suponha agora
Que a história engendra muitos e ardilosos labirintos, estratégicos
Corredores e saídas, que ela seduz com sussurrantes ambições,
Aliciando-nos com vaidades. Suponha agora
Que ela somente algo nos dá enquanto estamos distraídos
E, ao fazê-lo, com tal balbúrdia e controvérsia o oferta
Que a oferenda esfaima o esfomeado. E dá tarde demais
Aquilo em que já não confias, se é que nisto ainda confiavas,
Uma recordação apenas, uma paixão revisitada. E dá cedo demais
A frágeis mãos. O que pensado foi pode ser dispensado
Até que a rejeição faça medrar o medo. Suponha
Que nem medo nem audácia aqui nos salvem. Nosso heroísmo
Apadrinha vícios postiços. Nossos cínicos delitos
Impõem-nos altas virtudes. Estas lágrimas germinam
De uma árvore em que a ira frutifica.

 

O tigre salta no ano novo. E nos devora. Enfim suponha
Que a nenhuma conclusão chegamos, pois que deixei
Enrijecer meu corpo numa casa de aluguel. Enfim suponha
Que não dei à toa esse espetáculo
E nem o fiz por nenhuma instigação
De demônios ancestrais. Quanto a isto,
É com franqueza o que te vou dizer.
Eu, que perto de teu coração estive, daí fui apartado,
Perdendo a beleza no terror, o terror na inquisição.
Perdi minha paixão: por que deveria preservá-la
Se tudo o que se guarda acaba adulterado?
Perdi visão, olfato, gosto, tato e audição:
Como agora utilizá-los para de ti me aproximar?

 

Essas e milhares de outras ponderações
Distendem-lhe os lucros do enregelado delírio,
Excitam-lhe a franja das mucosas, quando os sentidos esfriam;
Com picantes temperos, multiplicam-lhe espetáculos
Numa profusão de espelhos. Que irá fazer a aranha?
Interromper o seu bordado? O gorgulho
Tardará? De Bailhache, Fresca, Madame Cammel, arrastados
Para além da órbita da trêmula Ursa
Num vórtice de espedaçados átomos. A gaivota contra o vento
Nos tempestuosos estreitos da Belle Isle,
Ou em círculos vagando sobre o Horn,
Brancas plumas sobre a neve, o Golfo clama,
E um velho arremessado por alísios
A um canto sonolento.


                                         Inquilinos da morada,
Pensamentos de um cérebro seco numa estação dessecada.

 

 

Tradução de Ivan Junqueira

 

 

Δ

 

 

Gerontion

 

Thou hast nor youth nor age,

But, as it were, an after dinner's sleep,

Dreaming on both.


William Shakespeare, Measure for Measure


(Não és jovem nem velho,

mas como, se após o jantar adormecesses,

 Sonhando que ambos fosses.)

 

Eis-me aqui, um velho em mês de seca
a quem um jovem lê, enquanto espera a chuva.
Jamais estive entre os umbrais ardentes,
nem combati sob a morna chuva,
nem afundei os meus joelhos
no sal do lodo, brandindo um sabre,
aferroado por mosquitos, combatido.
A minha casa é casa derruída.
E o judeu se achega ao parapeito da janela,
o proprietário,
parido num café qualquer lá de Antuérpia,
recheado de pústulas em Bruxelas,
retalhado e descascado em Londres.
O bode tosse à noite, acima, nas campinas;
rochas, musgos, flor-da-pedra, ferro, bostas.
A mulher cuida da cozinha, faz chá,
espirra de noitinha, tateando a goteira lamuriante. Eu, um velho,  

uma cabeça tola em lugar nenhum.

Consideram-se prodígios os sinais. “Nós precisamos de um sinal”.
A palavra dentro da palavra, inábil a dizer qualquer palavra,
entre as gazas da treva. Na puberdade do ano
veio Cristo, o tigre,


em maio depravado, cornus e castanha,
árvore-de-judas florescendo,
a ser comido, a ser partido e ser bebido
entre sussurros; pelo Sr. Silvero,
em Limoges, com cuidadosas mãos,
que caminhou a noite inteira
no quarto contíguo;

por Hakagawa, curvando-se ante os ticianos,

por Madame de Tornquist, no quarto escuro
trocando as velas; Fräulein Von Kulp
que no hall tornou atrás a face, uma das mãos à porta.
Teares vazios tecem o vento.
Não tenho assombrações, eu, um homem velho
numa casa arejada ao pé de um monte ventilante.


Este saber traz redenção?
Pois pense agora ter a História
mil caminhos engenhosos,  
laboriosos corredores e saídas,
que nos iluda sussurrante
co’ ambições e nos conduza por vaidades.
Pense que ela – a História – somente dá
quando a atenção distrai-se,
e o que ela dá,
o dá amorfa e tão confusamente  
que mata, ao saciá-lo, o suplicante.  
Só tarde, muito tarde ela dá
o que a fé já abandonou,  
ou se acaso inda persiste,
será apenas na memória, paixão revisitada.
E cedo, muito cedo ela dá a fracas mãos o que,
pensado, pode ser com elas dispensado, até
que a rejeição orquestre um medo.
Pense que nem o medo,
nem a coragem nos salvam.
Vícios anômalos nascem de nosso heroísmo.
Virtudes são-nos impostas por nossos crimes impudentes.
Estas lágrimas se agitam da árvore da ira.

O tigre brota no ano novo. Devora-nos. Pense, enfim,
que não chegamos a conclusão nenhuma,
enquanto eu enrijeço numa pensão. E pense, enfim,
que não fiz esta exposição à toa,
nem por haver sido concitado por velhos demônios.
Coincidiria contigo sobre isso, sinceramente.
Eu que estive perto de teu peito fui afastado dele
para perder o belo no terror, no terror da inquisição.
Pois eu perdi minha paixão, por que precisaria preservá-la
se o que preservo se adultera?
Perdi também minha visão, olfato, tato, paladar e audição,
como os usaria então para me aproximar de ti?

Esta e mais mil mínimas deliberações
dilatam o frígido delírio deles,
excitam-lhes a membrana com molhos picantes,
quando os sentidos esfriaram,
multiplicam a variedade num sertão de espelhos.
A aranha, que fará? Vai parar
o seu trabalho, postergar o seu bordado?
De Bailhache, Fresca, senhorita Cammel, remoinhada
para além da órbita da estremecida Ursa,
em átomos espedaçados.
Gaivota contra o vento nas ventanias do estreito
de Belle Isle, ou percorrendo o cabo Horn,
penas brancas sobre a neve, o Golfo as quer,
e um velho conduzido por alísios
a um canto sonolento.
                                     Inquilinos da casa,
pensamentos de uma mente seca
numa seca estação.

 

 

Tradução: Rodolfo Jaruga

 

 

Δ

 

 

 

The Old Gumbie Cat
 

I have a Gumbie Cat in mind, her name is Jennyanydots;
Her coat is of the tabby kind, with tiger stripes and leopard spots.
All day she sits upon the stair or on the steps or on the mat;
She sits and sits and sits and sits–and that's what makes a Gumbie Cat!

But when the day's hustle and bustle is done,
Then the Gumbie Cat's work is but hardly begun.
And when all the family's in bed and asleep,
She tucks up her skirts to the basement to creep.
She is deeply concerned with the ways of the mice–
Their behaviour's not good and their manners not nice;
So when she has got them lined up on the matting,
She teachs them music, crocheting and tatting.

I have a Gumbie Cat in mind, her name is Jennyanydots;
Her equal would be hard to find, she likes the warm and sunny spots.
All day she sits beside the hearth or on the bed or on my hat:
She sits and sits and sits and sits--and that's what makes a Gumbie Cat!

But when the day's hustle and bustle is done,
Then the Gumbie Cat's work is but hardly begun.
As she finds that the mice will not ever keep quiet,
She is sure it is due to irregular diet;
And believing that nothing is done without trying,
She sets right to work with her baking and frying.
She makes them a mouse-cake of bread and dried peas,
And a beautiful fry of lean bacon and cheese.

I have a Gumbie Cat in mind, her name is Jennyanydots;
The curtain-cord she likes to wind, and tie it into sailor-knots.
She sits upon the window-sill, or anything that's smooth and flat:
She sits and sits and sits and sits--and that's what makes a Gumbie Cat!

But when the day's hustle and bustle is done,
Then the Gumbie Cat's work is but hardly begun.
She thinks that the cockroaches just need employment
To prevent them from idle and wanton destroyment.
So she's formed, from that lot of disorderly louts,
A troop of well-disciplined helpful boy-scouts,
With a purpose in life and a good deed to do–
And she's even created a Beetles' Tattoo.

So for Old Gumbie Cats let us now give three cheers–
On whom well-ordered households depend, it appears.


 

 

 

Δ

 

 

Gus: The Theatre Cat

Gus is the Cat at the Theatre Door.
His name, as I ought to have told you before,
Is really Asparagus. That's such a fuss
To pronounce, that we usually call him just Gus.
His coat's very shabby, he's thin as a rake,
And he suffers from palsy that makes his paw shake.
Yet he was, in his youth, quite the smartest of Cats -
But no longer a terror to mice and to rats.
For he isn't the Cat that he was in his prime;
Though his name was quite famous, he says, in its time.
And whenever he joins his friends at their club
(Which takes place at the back of the neighbouring pub)
He loves to regale them, if someone else pays,
With anecdotes drawn from his palmiest days.
For he once was a Star of the highest degree -
He has acted with Irving, he's acted with Tree.
And he likes to relate his success on the Halls,
Where the Gallery once gave him seven cat-calls.
But his grandest creation, as he loves to tell,
Was Firefrorefiddle, the Fiend of the Fell.

`I have played', so he says, `every possible part,
And I used to know seventy speeches by heart.
I'd extemporize back-chat, I knew how to gag,
And I know how to let the cat out of the bag.
I knew how to act with my back and my tail;
With an hour of rehearsal, I never could fail.
I'd a voice that would soften the hardest of hearts,
Whether I took the lead, or in character parts.
I have sat by the bedside of poor Little Nell;
When the Curfew was rung, then I swung on the bell.
In the Pantomime season I never fell flat
And I once understudied Dick Whittington's Cat.
But my grandest creation, as history will tell,
Was Firefrorefiddle, the Fiend of the Fell.'

Then, if someone will give him a toothful of gin,
He will tell how he once played a part in East Lynne.
At a Shakespeare performance he once walked on pat,
When some actor suggested the need for a cat.
He once played a Tiger - could do it again -
Which an Indian Colonel pursued down a drain.
And he thinks that he still can, much better than most,
Produce blood-curdling noises to bring on the Ghost.
And he once crossed the stage on a telegraph wire,
To rescue a child when a house was on fire.
And he says: `Now, these kittens, they do not get trained
As we did in the days when Victoria reigned.
They never get drilled in a regular troupe,
And they think they are smart, just to jump through a hoop.'
And he'll say, as he scratches himself with his claws,
`Well, the Theatre's certainly not what it was.
These modern productions are all very well,
But there's nothing to equal, from what I hear tell,
      That moment of mystery
      When I made history
As Firefrorefiddle, the Fiend of the Fell.'
 

 

 

Δ

 

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